Luca Rossetti, fotografo volontario ABF – “Volevo che gli altri entrassero nei miei occhi”

“Parto con una premessa, faccio il fotografo perché un’immagine è qualcosa di immediato, in cui c’è tutto subito , le parole invece sono una dopo l’altra e metterle in fila per me non è facile e cercare di raccontare un’esperienza come quella ad Haiti è ancora più difficile.

Comunque ci provo.

Diverso tempo fa ho letto da qualche parte una frase che mi ha fatto sorridere molto, diceva più o meno così:” è bene ricordarsi che l’universo, a parte una piccola e insignificante eccezione, è fatto di altri”.

La nostra cultura punta molto sull’individuo, l’affermazione dell’individuo, il successo dell’individuo. Ma l’individuo senza gli altri cos’è? Quale affermazione del sé ci può essere senza gli altri?

Haiti è bellissima, ed è piena di altri, di quelli di cui ci dimentichiamo mentre siamo occupati ad affermare il sé. Ma gli altri sono quelli che ci definiscono, sono il nostro confine e il nostro orizzonte . Sono lo specchio che tutte le mattine devi guardare prima di uscire, e non puoi dimenticarti degli altri senza perdere te stesso.

Haiti è bellissima, e spesso la bellezza è fragile, e può fare male. Haiti è bella perchè ci dice quello che siamo, a volte con dolcezza e con il sorriso, a volte urlandoci contro e prendendoci a schiaffi.

Collaborare con la fondazione è stato un viaggio, verso l’esterno e verso l’interno, in una spirale si cammina in avanti, ma si va verso il centro.

Porto con me i visi e i sorrisi soprattutto, i sorrisi dei bambini che possono sorride anche grazie alle iniziative della fondazione.

Ecco ho sempre cercato di lasciare negli altri un sorriso, non ci tengo a che le persone pensino di me qualcosa di particolare, ma che pensandomi possano sorridere; ad haiti ho raccolto molti sorrisi che mi porto dietro, per quando sarà difficile sorridere.

Una nota tecnica, per le foto non ho usato obbiettivi che mi avrebbero permesso di fare le foto da lontano, non volevo fare un safari fotografico, volevo essere parte di quello che fotografavo, volevo che gli altri entrassero nei miei occhi.”

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