Quella dell’atelierista è una figura professionale relativamente nuova che si sta sempre più affermando in ambito educativo per la sua capacità di promuovere la creatività e l’espressione personale quali strumenti fondamentali per crescere, imparare e sviluppare nuove competenze.
È un ponte tra linguaggi diversi, artistici, estetici e digitali, attraverso il quale ciascuno ha l’opportunità di scoprire nuove modalità per raccontarsi e apprendere.
In questo articolo scopriremo nel dettaglio la figura dell’atelierista, concentrandoci in particolare sul ruolo che questi professionisti assumono all’interno dei progetti educativi ABF.
Chi è e cosa fa l’atelierista
L’atelierista è un professionista dell’arte e dell’educazione che opera valorizzando la creatività, la libertà espressiva e i ritmi di apprendimento individuali, che si tratti di bambini, ragazzi o adulti.
A differenza di un’insegnante o di un educatore, l’atelierista si pone dunque come un esperto di linguaggi artistici (come la musica) e digitali.
Con uno sguardo sensibile e guidato da un’idea pedagogica forte, riconosce nei contesti (che siano spazi strutturati o ambienti quotidiani) e nei materiali, le potenzialità per offrire esperienze significative.
L’atelier si configura così come un invito all’esplorazione autonoma, a un uso consapevole di strumenti e linguaggi che mira a valorizzare l’immaginazione, la ricerca personale e la costruzione collettiva di significati.
Gli atelier prendono forma da idee nate sia da riflessioni condivise con insegnanti e altri professionisti dell’educazione, sia da episodi vissuti sul campo, come scoperte spontanee, domande inattese, intuizioni dei bambini e dei ragazzi, per arricchire i progetti educativi.
Avere cura di ogni esperienza vissuta è tra i compiti fondamentali dell’atelierista.
Ogni atelier ha come obiettivo la crescita personale, attraverso l’espressione autentica del sé, nel pieno rispetto delle unicità dei partecipanti che, grazie a molteplici linguaggi, hanno la possibilità di riconoscersi in ciò che pensano e fanno.
L’atelierista si muove nello spazio con discrezione, voce calma e sguardo accogliente, predisposto a osservare, ascoltare e a creare relazioni autentiche. Favorisce inoltre i legami tra i presenti, attraverso una comunicazione attenta, verbale e non verbale.
Al centro della sua postura educativa c’è la domanda generativa, uno strumento di dialogo potente, aperto, curioso e mai giudicante. Essa esprime cura e dedizione, perché nasce dal desiderio di conoscere l’altro attraverso le sue creazioni, frutto di visioni, saperi e interpretazioni del mondo.
Allo stesso tempo, stimola l’attenzione verso fenomeni, argomenti e possibilità inesplorate, aprendo nuovi orizzonti di senso e conoscenza.
Ruolo e funzione all’interno di un’organizzazione
L’atelierista, nello specifico l’atelierista ABF, si impegna a costruire un contesto relazionale sereno e complice, coinvolgendo l’intera comunità educativa (équipe scolastiche o ospedaliere, famiglie e collaboratori).
All’interno di questo ambiente condiviso, promuove una sperimentazione libera e intenzionale, in cui materiali e strumenti diventano veicoli espressivi attraverso tre ambiti principali: arte, musica e digitale.
Possiamo distinguere tre elementi fondamentali che caratterizzano la struttura di un atelier, ovvero:
1. La possibilità di scegliere. Poter scegliere è ciò che rende la dimensione dell’atelier uno spazio e un tempo differenti rispetto ad altri contesti di crescita. Quando, tra un insieme vario di materiali e strumenti, si può scegliere come usarli e cosa creare, la persona (bambino o adulto che sia), ha la possibilità di raccontare sé stessa, immersa in una tematica, in un ambiente, in una suggestione, o stimolata da più spunti dialogici. In questo modo l’intreccio espressivo tra ciò che l’atelierista predispone e chi arriva dà origine a qualcosa di totalmente nuovo, imprevedibile e unico.
2. La percezione di cura che l’ambiente, i linguaggi e le opportunità offrono. L’ambiente, predisposto in precedenza dall’atelierista, è lo scenario imprescindibile che, attraverso i suoi rimandi, spazi, strumenti, colori e suoni, può innescare nuovi processi di crescita. In un ambiente curato le persone percepiscono attenzione e accoglienza come un invito inaspettato al benessere, già pronto per me ancor prima che ne avessi consapevolezza o necessità. L’atelier si presenta, nella cura dei suoi spazi, come un dono, un’offerta della vita che in quel momento ci regala nuove esperienze da ricordare.
3. La condizione di reciprocità tra i partecipanti e l’atelierista. Tutto si svolge in un senso biunivoco, che collega atelierista e partecipanti in un’immediata complicità. Tutti insieme si partecipa alla creazione di cose nuove, a scoperte inattese e all’ascolto di idee diverse. Si diventa complici anche nelle difficoltà, che, grazie a un clima di reciproca cura, si affrontano con leggerezza e curiosità.
L’atelierista è dunque come una sorta di “direttore d’orchestra“, che conduce e armonizza tempi, strumenti e narrazioni. Come abbiamo anticipato, la sua funzione è anche quella di raccordo tra insegnanti, genitori e studenti.
Formazione e competenze
Trattandosi di una professione relativamente nuova, non esiste ancora un percorso formativo specifico per diventare atelierista.
Quello che possiamo dire è però che la formazione dell’atelierista non si esaurisce in un percorso accademico tradizionale, ma si costruisce nel tempo, attraverso la pratica diretta e un aggiornamento costante.
Questa figura, oltre a dover padroneggiare le tecniche artistiche e le tecnologie digitali, deve anche avere la capacità di leggere i contesti educativi e di tradurre linguaggi complessi in esperienze accessibili a tutti.
È richiesta una conoscenza approfondita dei materiali, unita a un’attitudine alla sperimentazione, alla riflessione critica e al lavoro interdisciplinare. L’atelierista, infatti, cresce professionalmente intrecciando le proprie competenze con quelle di insegnanti, educatori, famiglie e con le esperienze stesse di bambini e ragazzi.
Secondo l’approccio ABF, la formazione di un atelierista si sviluppa su più dimensioni:
● Progettazione e visione: non è semplice mantenere vivi i principi di scelta, cura e reciprocità di cui abbiamo parlato poco fa e che caratterizzano l’atelier. Per questo è necessario possedere una visione educativa solida, che si affina nella fase di progettazione, dove è importante che emergano anche dubbi e incertezze. Solo così sarà possibile accogliere con entusiasmo e flessibilità ciò che nascerà nell’esperienza diretta con i partecipanti, ai quali deve sempre essere permesso di innovare e trasformare quanto progettato in precedenza.
● Monitoraggio e osservazione: durante l’atelier l’atelierista deve svolgere anche un’opera costante di monitoraggio, finalizzata a osservare eventuali limiti imposti dal linguaggio, dai materiali, dagli strumenti o dallo stesso tempo previsto per lo svolgimento.
● Documentazione: l’atelierista ha il dovere di documentare, il percorso svolto durante l’atelier, attraverso la cura degli elaborati prodotti per trasmettere e custodire saperi e conoscenze delle “cose del mondo“, da comprendere e comunicare attraverso infiniti linguaggi, con occhi sempre nuovi.
Che progetti con i docenti per rinnovare la didattica, o che elabori un’idea in maniera autonoma, l’atelierista porta sempre con sé un patrimonio condiviso, ovvero quello maturato con l’esperienza e quelli dei bambini e dei ragazzi incontrati lungo il percorso.
Ha il compito di narrare e di favorire la narrazione, perché ciascuno impari a guardare alle proprie esperienze come a una storia degna di essere raccontata, una storia importante.
In questo modo la sua formazione diventa essa stessa una pratica viva, capace di rinnovarsi continuamente grazie alle esperienze vissute e agli sguardi dei partecipanti.
La figura dell’atelierista ABF
Quella dell’atelierista è una figura centrale all’interno dei progetti educativi sviluppati da Andrea Bocelli Foundation, il cui obiettivo è quello di lavorare sullo sviluppo del potenziale umano, individuale e collettivo, partendo dall’ambito scolastico e tramite l’uso dei linguaggi dell’arte, della musica e del digitale
In questo ambito si inseriscono due dei programmi portati avanti dalla Fondazione ovvero ABF Digital Lab e ABF Art & Music Lab, entrambi dedicati alla creazione di contesti educativi inclusivi, esperienziali e orientati alla relazione.
Parte di questi progetti si sviluppa all’interno degli Ospedali pediatrici afferenti alla rete AOPI (Associazione Ospedali Pediatrici Italiani) e al protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, per l’attuazione di progetti educativi innovativi a scuola e in ospedale, con il supporto delle Scuole in Ospedale aderenti al progetto, per garantire un’istruzione equa e di qualità anche ai bambini ospedalizzati.
L’altro versante di intervento riguarda, invece, le scuole del Centro Italia dove sono attivi i laboratori suddetti e sono promossi ambienti educativi innovativi, aperti alla comunità e fondati sulla cura dei talenti, come il Centro Zerosei “A. Bocelli” di Lajatico e le scuole ricostruite da ABF nei territori colpiti dal sisma del 2016,
All’interno di questi percorsi operano 3 figure specifiche di atelierista. L’atelierista digitale ABF è un professionista specializzato nell’uso delle tecnologie per l’educazione e nel supporto ai docenti nell’integrazione consapevole degli strumenti digitali.
L’atelierista di Arte ABF predispone invece esperienze creative attraverso le quali far vivere occasioni di autentica auto-espressione, e promuove la crescita dell’essere umano attraverso i molteplici linguaggi dell’arte — visiva, corporea e scultorea — esplorando tecniche e strumenti propri del mondo artistico.
L’arte diventa così un canale privilegiato per stimolare l’immaginazione, sostenere l’apprendimento e favorire una conoscenza più profonda di sé, degli altri e del mondo, attraverso le varie forme di arte”.
Infine, ma non per importanza, l’atelierista di Musica ABF è un musicista professionista che promuove lo sviluppo globale della persona attraverso un approccio esperienziale e partecipativo alla musica. Nei suoi percorsi, il linguaggio musicale diventa uno strumento attivo capace di accordare sogni, esperienze, apprendimenti, desideri ed emozioni, grazie all’ascolto, l’armonia e la bellezza della melodia, intesi come dimensioni in cui crescere insieme.