Intervista a Catrinel Marlon – ABF Worldwide Ambassadress

 

Qual è la tua storia?
Sono nata in una famiglia di atleti, mamma e papà campioni di ginnastica e atletica leggera nel 1985. Sono stata una bambina già da subito messa alla prova, fin dal primo anno di vita: per problemi famigliari e scolastici dei genitori non ancora maggiorenni, sono cresciuta dentro una specie di orfanotrofio, potevo andare a casa solo il sabato e la domenica. Diciamo che mi sono fatta le ossa là :). Mamma mi racconta sempre che ero talmente grande all’età di 5 anni che andavo a pagare da sola la luce con il pullman, scendevo all’ultima fermata. La mia infanzia è piena di storie bellissime, un giorno mi piacerebbe scrivere un libro e raccontare la mia vita più folle di quella di Pippi Calzelunghe. All’età di 15 anni ero già una signorina che voleva, oltre che studiare, anche lavorare, perciò sono andata via di casa con il consenso dei miei genitori. Sono andata in America a fare la modella per guadagnare soldi e inseguire il mio sogno di diventare una brava fotografa. Tutto il contrario di quello che faccio adesso :).

Da dove vieni?
Da un posto bellissimo, una città su sette colline, un posto veramente magico. Si chiama Iasi, una città molto bella della Romania, una piccola Bologna, una Città universitaria, e per quanto sia importante al livello culturale, io pensavo di vivere in un posto dove non c’era niente, perché nella mia testa fino a 14 anni non c’era altro che tanta voglia di fare sport al livello agonistico ed essere la migliore della mia regione. A quell’età sono partita per New York, ma la mia base è l’Italia da sempre.

Quali opportunità di “empowerment” hai ricevuto grazie a un incontro, a una audizione, a una persona che ha creduto in te?
Non c’è stato un incontro in particolare. Devo dire che il successo con la moda è arrivato piano piano, in modo progressivo e oggi che sono in un’età matura dal punto di vista lavorativo, mi guardo indietro e mi accorgo di aver fatto tanta strada.

Quali sono i valori che ti guidano e ti muovono?
 La lealtà prima di tutto e poi la famiglia, credo sia il valore più importante per la nostra vita.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla Andrea Bocelli Foundation?
La Fondazione Andrea Bocelli per me è una missione di vita, rimango estasiata dal loro lavoro e sono onorata di poter dare un contributo. La Fondazione è una realtà seria e concreta, basti pensare al progetto di Sarnano, in 5 mesi è stata ricostruita una scuola, mi piace il loro modo di fare, stanno sul campo, non solo Andrea e Veronica che sono persone fantastiche, ma tutta la fondazione si muove con grandissimo impegno e infine sono una famiglia, un gruppo di persone che aiutano chi è meno fortunato di noi. Sono orgogliosa di farne parte e ce la metterò tutta, poi vivere in mezzo ai bambini e fare delle cose per loro penso che sia la cosa più bella del mondo.

 

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